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La vita domestica, terreno fertile per il seme della parola di Dio

“Restare a casa” è stato lo slogan ripetuto della pandemia. Questo invito ha messo alla prova il nostro senso di solidarietà e di disciplina cittadina. È stata anche un’occasione propizia per sviluppare la creatività, per esplorare nuove dimensioni della convivenza familiare e per riscoprire la casa come spazio di preghiera e di comunione di fede.

Nei Vangeli sinottici troviamo alcune istruzioni di Gesù per vivere la missione domestica. In particolare, l’invio di Gesù ai 72 discepoli: «In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”» (Lc 10,5-9). In queste parole di Gesù si percepisce un itinerario evangelizzatore completo: entrare nella casa, abitare in essa e da lì evangelizzare la città. Testi simili di Matteo (10,11-14) e di Marco (6,10- 11) ribadiscono questa dinamica. Infatti, la pratica abituale di Gesù è testimoniata attraverso il suo discorso e diventa un paradigma per i discepoli che lo seguono.

ENTRARE NELLA REALTÀ DI OGNI CASA

I luoghi di incontro comunitario favoriscono l’espressione di un’assemblea liturgica o di comunione fraterna, ma non esprimono facilmente la nostra realtà individuale o familiare come una casa o una stanza. Le nostre case possono essere più varie e complesse. Sono soprattutto spazi abitativi, rappresentano l’intimità delle persone. Sono abitate da singoli o piccoli gruppi di amici, coppie o famiglie con pochi figli.

Le case della città sono state concepite più come uno spazio dove la libertà personale è protetta e difesa e non come una piattaforma per le relazioni comunitarie. Non è strano che i vicini non si conoscano e che l’idea stessa dell’integrazione sia fastidiosa per la maggioranza. Non è facile abbattere i muri del pregiudizio o costruire ponti per favorire una cultura dell’incontro, anche se una fragile parete di pochi centimetri ci separa. I modelli domestici presentati dalla Bibbia, sebbene tendano ad essere per lo più di famiglie numerose, come quella di Giacobbe (Gen 46,1-27), si presentano variegati: una vedova di Sarepta con il suo unico figlio (1Re 17,8-24), coppie senza figli come Aquila e Priscilla (At 18, 2-3), le sorelle Marta e Maria (Lc 10,38-42), o persone sole, come Elia o Giovanni Battista, che vivono nel deserto (1Re 19,1-18; Mc 1,4-6).

Anche Gesù entra nella casa di Simon Pietro, a Cafàrnao, un sabato, guarisce la suocera malata, mangia con loro e da lì si dirige verso la porta della città (Mc 1,29-31). Pietro, seguendo docilmente la voce di Dio, supera ogni apprensione ed entra nella casa di un importante ufficiale dell’esercito romano, Cornelio, annuncia il Vangelo, battezza tutti in casa e resta con loro (At 10,1-48). In tutte queste realtà Dio entra per annunciare una buona notizia, per trasformare le realtà, per proporre nuovi inizi. Alla luce di queste testimonianze, chiediamoci:

• Chi vive nella mia casa?

• Se Gesù entrasse in casa mia, cosa troverebbe?

• Cosa gli chiederei di fare per me (per noi)? • Come viviamo la nostra fede in casa? • Sono rimasto in contatto con la comunità parrocchiale o il gruppo apostolico durante la pandemia? Li ho sentiti vicini?

ABITARE LA REALTÀ DELLA CASA

In questo periodo di pandemia, i nostri cuori sono stati abitati da molte paure che si estendono a ogni angolo della casa. Il punto di partenza, quindi, è accogliere la pace in modo che apra i cuori e ci permetta di continuare ad esplorare altri aspetti che hanno bisogno di essere guariti e trasformati.

E non c’è niente di più naturale e incoraggiante per farlo che i riti domestici, compresa la condivisione del cibo. Ma, prima di tutto, dobbiamo lasciarci alle spalle tante distrazioni che ostacolano il dialogo, e poi dobbiamo incoraggiare il riavvicinamento. I social network, ad esempio, sono stati grandi alleati nel superare il dolore causato dall’isolamento, strumenti per lo studio e il lavoro, strumenti che permettono l’accompagnamento spirituale.

Tuttavia, allo stesso tempo, possono “narcotizzarci” e farci vivere un mondo virtuale parallelo accanto a persone reali che evitiamo e che hanno bisogno di noi.

Valutiamo:

  • La presenza di Dio si sente nella mia casa?
  • Come favorisco un ambiente spirituale?
  • Leggere e ascoltare la Parola di Dio è importante per me (noi)?
  • Cosa faccio per migliorare i miei rapporti a casa? Passo del tempo con loro?
  • La Chiesa si è davvero avvicinata alla realtà della mia famiglia con il suo modo di evangelizzare?
  • Percepisco che le famiglie sono una priorità per la cura pastorale della parrocchia?

LA PAROLA DI DIO IN FAMIGLIA

La casa trasformata dalla presenza di Gesù è chiamata a crescere, la vita e la speranza fioriscono al suo interno, diventa un’esplosione di gioia contagiosa come quella di quella povera donna angosciata che recupera la moneta perduta: «E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”» (Lc 15,9). La fede di una famiglia che vive la Buona Novella di Gesù Risorto diventa il lievito che «una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata» (Mt 13,33).

Da questa nuova prospettiva cambia anche il nostro modo di vedere il mondo. Tutto il pianeta è percepito come la nostra “casa comune” (Laudato Si’, 1.13.232) e l’umanità come una “grande famiglia” (Fratelli Tutti, 26. 62).

Papa Francesco lo afferma chiaramente con queste parole: “Non posso ridurre la mia vita alla relazione con un piccolo gruppo e nemmeno alla mia famiglia, perché è impossibile capire me stesso senza un tessuto più ampio di relazioni. […] La mia relazione con una persona che stimo non può ignorare che quella persona non vive solo per la sua relazione con me, né io vivo soltanto rapportandomi con lei. La nostra relazione, se è sana e autentica, ci apre agli altri che ci fanno crescere e ci arricchiscono. […] l’amore che è autentico, che aiuta a crescere, e le forme più nobili di amicizia abitano cuori che si lasciano completare. Il legame di coppia e di amicizia è orientato ad aprire il cuore attorno a sé, a renderci capaci di uscire da noi stessi fino ad accogliere tutti” (Fratelli tutti, 89). Valutiamo:

Le pareti della mia casa sono un limite ai miei sogni e alla mia vocazione?

  • Mi sono sentito chiamato a prendermi cura degli altri al di fuori della mia cerchia familiare o degli amici? • Ho fatto o cercato di fare qualcosa per qualcuno in modo disinteressato durante questa pandemia?
  • Ho sperimentato la gioia di dare generosamente (Cf At 20,35)?
  • Ho visto la Chiesa aiutarmi ad essere più solidale?
  • Vivo nel mondo come una casa comune?
  • Mi sento parte della grande famiglia umana?