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TOCCARE PER CREDERE

Marco 6,53-56 .

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. 
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. 
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.


Per ben trenta volte, nei vangeli sinottici, nei racconti di guarigione è utilizzato il verbo “toccare”. E’ un gesto all’insegna della reciprocità perché se spesso è Gesù che tocca i malati, talvolta sono loro che gli si gettano addosso per toccarlo.
Il Gesù che salva è il Gesù che tocca ed è toccato.
Finché l’esperienza cristiana si ferma ad essere solo un’esperienza intellettuale, informativa, teorica, questa non cambia la nostra vita. Abbiamo bisogno di toccare, di fare esperienza di Cristo e non semplicemente ragionamenti su di Lui. In questo senso i sacramenti sono un modo esperienziale privilegiato per entrare in rapporto con Lui.
Sono i sacramenti la prima vera grande maniera attraverso cui Gesù continua a toccarci. Senza sacramenti siamo condannati a vedere solo passare Gesù. Per questo dovremmo tornare a riscoprire la potenza racchiusa in essi.

“Signore, fa’ che ti possa toccare quotidianamente nella Tua Parola.”

Buon inizio di settimana!