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VOGLIO VEDERTI DANZARE

Matteo 11,16-19 .

In quel tempo, Gesù disse alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: È indemoniato. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».


Certe volte o in certi periodi, dobbiamo riconoscerlo con amarezza, siamo impermeabili a tutte le provocazioni positive o negative che la vita ci mette davanti. Assumiamo una sorta di distanza di sicurezza da ogni cosa e viviamo tiepidamente tutto. Nulla più ci entusiasma, e nulla più ci arriva davvero al cuore. Non siamo più capaci di ridere di cuore, ne di piangere lacrime autentiche. Forse lo facciamo per difenderci, ma al di là delle motivazioni è però certo che questo modo di vivere ci rende solo cinici, ma non certo felici. 
Se un regalo di Natale vogliamo preparare al Signore, quest’anno, potrebbe proprio essere il proposito di essere meno negativi, meno lamentosi; di riscoprire la gratitudine per tutto ciò che siamo, abbiamo e facciamo, smettendola di essere sempre imbronciati con tutti e riconoscendo i nostri limiti e le nostre responsabilità. Così, ad esempio, potremmo uscire dall’orribile pantano in cui la nostra società italiana si è infilata, fatto di rabbia e di scontentezza, tutti sempre pronti ad accusare gli altri sorvolando sulle proprie mancanze…

Danza ancora con me e in me, Signore, che io gusti la gioia della tua presenza.

Buona festa di Santa Lucia!
le sorelle clarisse