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STELLE E SEMI CHE CADONO

Giovanni 12,24-26 .

«In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».


San Lorenzo, notte in cui cadono le stelle. Stelle da guardare, stelle alle quali chiediamo desideri. E il Vangelo di oggi ci parla di qualche altra cosa che cade: un seme, nella terra.
Cadere a terra e morire, odiare la propria vita, servire: sono tutti comportamenti e atteggiamenti che appaiono ai nostri occhi come negativi, come cose da evitare, da allontanare.
Eppure Gesù ce lo chiede con ferma dolcezza! Non solo ce lo chiede, ma ce lo insegna con l’esempio perché lui, per primo, ha detto sì alla morte, perché sapeva che con la sua morte avrebbe portato molto frutto.
Ma allora cosa vuol dire “cadere a terra” oppure “odiare la vita”?
È un cambio di prospettiva. È non dire più “io” ma dire “noi”. E’ agire per l’altro prima che per soddisfare se stessi. E’ sacrificarsi sapendo che ciò che c’è donato, cioè la vita, non è nostra proprietà esclusiva, ma la riceviamo in dono per spenderla tutta, senza risparmio alcuno!
Il frutto che porteremo perdendo la nostra vita è l’amore, perché abbiamo una certezza: più forte della morte è l’Amore!

“Signore, fa che impari, a non vivere solo per me stesso, ma a farmi dono per il Signore e per i fratelli.”

Buona settimana!