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ANNUNCIARE

Marco 16,15-18 .

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».


Il Vangelo di oggi ci ricorda che la fede non è mai un fatto intimistico. Anzi, la fede ha sempre in sé, nella sua radice più profonda, una radicale energia missionaria. La stessa Messa non si conclude con un invito a “restare nella pace”, ma ad “andare in pace”. La vita spirituale, perciò, non è mai una vita introversa. Ma conduce l’uomo dalla solitudine del proprio io, all’incontro profondo con il tu dell’altro e di Dio stesso.
Bisogna sempre diffidare da un vissuto di fede che non senta anche l’esigenza dell’incontro con l’altro. Persino l’ultimo eremita nascosto sul monte più lontano del mondo, non è lì perché odia gli altri e considera il mondo e la vita un fastidio, ma è lì per essere più intimamente unito a tutto e a tutti. Se così non fosse non sarebbe un eremita ma solo uno dei tanti infelici in fuga.
Nessuno è escluso dall’annunciare il vangelo, anche se non partirà mai per terre lontane, e non compirà azioni eroiche. Tutti, nel nostro piccolo, siamo chiamati a non far soffocare la fede nel nostro intimo, ma a farla diventare annuncio per tutti.

“Signore, sull’esempio di Paolo, aiutami ad essere testimone della grazia ricevuta.”

Buon inizio di settimana!