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COME IN CUCINA

Matteo 5,17-19 .

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».


Proviamo a spiegare il Vangelo di oggi con un esempio culinario.
La Legge, in cucina, potrebbe coincidere con gli ingredienti dosati al punto giusto, con i tempi di cottura, con le aggiunte di spezie precise, e così via. Tutte queste regole, se seguite, fanno si che il piatto risulti riuscito e buono. Potremmo dire che Gesù aggiunge i consigli di un cuoco esperto, ma non serve avere buoni consigli, se prima di tutto non si segue la semplice ricetta.
Non dobbiamo quindi pensare che il cristianesimo vero sia la liberazione da ogni norma, perché scopo della Legge è la buona riuscita di una vita, la sua felicità, e non la sua limitazione.
Fatta questa precisazione però va subito aggiunto che non basta la perfezione della ricetta a rendere un piatto buono, perché poi ci vuole l’arte del cucinare, il coinvolgimento personale di chi ha le mani in pasta, la capacità di saper improvvisare, aggiustare, aggiungere, correggere…
La vita reale è sempre una provocazione a ciò che ci è stato insegnato. Ciò non significa che ogni situazione esige una sua morale di riferimento, ma che ogni situazione ci invita ad applicare sempre meglio, e in maniera sempre nuova e creativa la stessa ricetta.
Non una morale nuova, quindi, ma un modo sempre nuovo di vivere la stessa morale.

“Beato chi è fedele ai suoi insegnamenti e lo cerca con tutto il cuore.” (Sal 118)

Buona giornata!